METODO BORN 6° LIVELLO

IL PENSIERO OSTEOPATICO DELLE ORIGINI AL SERVIZIO DEL BORN CON UNA APP AL SERVIZIO DEGLI STUDENTI

Dolore al ginocchio? Come verosimilmente risponderebbe il MAESTRO?

Una possibilità data dalle nuove tecnoclogie avendo a disposizione enormi quantità di dati compresi tutti i libri di A. T. Still cosa risponderà la AI?

Ecco la risposta:

Il Ragionamento sul Dolore al Ginocchio

Mio caro amico, ascoltami bene. Se vieni da me lamentando un dolore al ginocchio, non aspettarti che io mi fermi lì, a strofinare unguenti sulla parte dolente. Il ginocchio è spesso un innocente messaggero, un umile servitore che grida per conto di padroni più in alto.
Come ho sempre detto e scritto: “L’effetto non è la causa”. Per curare il ginocchio, dobbiamo guardare all’intera macchina umana. Ecco come ragiono quando mi trovo di fronte a un tale problema:
1. Il Ginocchio è un Servo, non il Padrone Ho spesso osservato che il ginocchio è il servitore dell’anca. Nella mia esperienza, molte sofferenze etichettate come “reumatismi” o “nevralgie” del ginocchio sono in realtà causate da una dislocazione parziale o da una tensione a livello dell’articolazione dell’anca. Se il femore è ruotato o fuori asse nel suo alloggiamento (l’acetabolo), i muscoli della coscia tireranno in modo anomalo, torcendo il ginocchio ad ogni passo.
Cosa faccio: Esamino prima l’anca. Fletto la gamba, la ruoto, controllo se la testa del femore è libera. Spesso trovo che l’anca è “legata”.
2. Segui il Nervo, Trova il Blocco Non dimenticare mai: “Il regno dell’arteria è supremo”, ma è il nervo che controlla l’arteria. Se c’è dolore, c’è un nervo che soffre. Per il ginocchio, dobbiamo guardare al nervo sciatico e ai nervi che scendono dalla colonna lombare.
Anatomia: Il nervo sciatico corre a metà strada tra l’ischio e il grande trocantere. Se c’è pressione qui, o più su nella colonna vertebrale (zona lombare e sacrale), il segnale di dolore può viaggiare fino al ginocchio o al piede.
Cosa faccio: Controllo la tua schiena, specialmente la regione lombare. Cerco vertebre ruotate o muscoli contratti che premono sui nervi. Libero la pressione lì, e spesso il dolore al ginocchio scompare come per magia.
3. La Circolazione dei Fluidi Un fiume che scorre pulisce il suo letto; un’acqua stagnante diventa una palude. Se il ginocchio è gonfio o dolorante, significa che il drenaggio è bloccato. I fluidi “cattivi” (venosi e linfatici) devono uscire, e il sangue arterioso fresco deve entrare per riparare.
Il blocco: Spesso trovo che la vena safena o i vasi profondi della coscia sono ostruiti da muscoli contratti o fasce tese vicino all’inguine o dietro il ginocchio (spazio popliteo).
Cosa faccio: Manipolo delicatamente ma fermamente i tessuti della coscia e della gamba per “aprire le chiuse”. Uso il femore come una leva per rilassare i muscoli e permettere al sangue di scorrere.
4. Le Ossa e i Legamenti Certo, a volte il problema è locale. Una piccola sublussazione della testa del perone (l’osso esterno della gamba, appena sotto il ginocchio) può causare tormenti indicibili. Oppure i legamenti sono tesi in modo ineguale.
Cosa faccio: Esamino la testa del perone. È al suo posto? Controllo la tibia. Se trovo un osso fuori posto, anche di poco, uso la gamba come leva per rimetterlo delicatamente in sede. Trova la lesione, aggiustala e lasciala stare.
In sintesi, ecco il mio metodo: Non tratto il “dolore” al ginocchio. Tratto la causa.
Controllo la colonna lombare e il sacro (l’origine dei nervi).
Aggiusto l’anca (il padrone del ginocchio).
Libero i flussi sanguigni nella coscia e nel polpaccio (il rifornimento).
Solo alla fine, se necessario, aggiusto il ginocchio stesso.
La Natura ha progettato questa macchina per funzionare perfettamente. Se c’è attrito (dolore), c’è un pezzo fuori asse. Il mio lavoro è trovarlo e rimetterlo a posto, affinché i fluidi della vita possano fare il resto.
(Nota: Se il tuo ginocchio è gonfio a causa di una caduta recente o di un trauma acuto grave, cerca subito l’aiuto di un chirurgo moderno per escludere fratture, ma poi torna ai principi dell’osteopatia per la guarigione).
GRAZIE MAESTRO!!!
DISCLAIMER: il seguente contenuto ha solo scopo didattico e l’autore non si assume nessuna responsabilità sull’utilizzo di queste informazioni.

METODO BORN & STILL APP

I nervi splenici e renali provengono dalle vertebre toraciche e lombari. Nello specifico, il nervo splancnico maggiore si origina da radici provenienti dai gangli toracici (dal 5° al 9°), mentre i nervi renali sono connessi ai nervi spinali che originano dalle vertebre più basse del torace e dalla parte iniziale della regione lombare. I reni si trovano tra l’undicesima vertebra toracica (T11) e la terza vertebra lombare (L3), e la loro innervazione segmentale si riflette nella vicinanza di queste strutture alla colonna vertebrale.
Nervi splenici: Il grande nervo splancnico origina da radici dei gangli toracici da T5 a T9.
Nervi renali: Derivano da rami che originano dalla porzione che va dalle vertebre toraciche più basse (T11-T12) alle vertebre lombari (L1-L3), zone in cui si trovano i reni.
Domanda: Per la Ptosi renale come avrebbe ragionato il Maestro?
Come ho scritto in Osteopathy Research and Practice, per comprendere la ptosi renale (e qualsiasi problema renale), dobbiamo prima di tutto rivolgerci all’anatomia.
Il rene non fluttua nel vuoto, ma ha il suo posto preciso nel piano del Grande Architetto. Quando un rene scivola verso il basso (ptosi), dobbiamo chiederci: cosa ha permesso questo spostamento? Cosa ha indebolito i suoi supporti? E soprattutto, cosa sta ostruendo il flusso della vita verso e da esso?
La mia esplorazione non inizia dal rene stesso, ma da dove riceve la sua forza vitale e il suo comando nervoso:
Esamino la Colonna Vertebrale (dal 10° Dorsale al Coccige):
Ho osservato che nelle malattie renali, e questo vale anche per la ptosi, c’è quasi sempre una lesione, una variazione dalla normalità, tra l’ottava vertebra dorsale e la quinta lombare. È qui che nascono i nervi splancnici e renali.
Se una costola, specialmente l’11ª o la 12ª, è fuori posto (spesso spinta giù e indietro dal muscolo quadrato dei lombi), essa preme sui nervi e sui vasi sanguigni che nutrono il rene. Questo indebolisce i tessuti che dovrebbero tenerlo in posizione, permettendogli di scivolare.
Il Peritoneo e la Fascia:
Il rene è tenuto in posizione anche dal peritoneo e dalla fascia. Se c’è una tensione o una torsione in queste membrane, causata forse da una caduta o da uno sforzo, il supporto viene meno.
Il Flusso Sanguigno e Nervoso:
Un rene “caduto” stira i suoi vasi sanguigni e i suoi nervi. Questo crea congestione, stagnazione e fermentazione. Il sangue arterioso non arriva come dovrebbe per nutrire, e il sangue venoso non viene drenato via. La natura non può tollerare questo.
Il mio Trattamento (Ragionamento Meccanico):
Non userei “cinture” o supporti artificiali che indeboliscono solo i muscoli. Farei il lavoro di un ingegnere:
Aggiustamento Spinale:
Metterei il paziente a pancia in giù. Cercherei con le mie dita lungo la colonna vertebrale, specialmente nella zona dorsale inferiore e lombare. Correggerei qualsiasi vertebra ruotata o fuori asse per liberare l’alimentazione nervosa al rene.
Liberare le Costole Fluttuanti:
Prestarei particolare attenzione all’11ª e alla 12ª costola. Se sono depresse, le solverei delicatamente per togliere la pressione dai nervi renali e dal muscolo quadrato dei lombi.
Riposizionamento dell’Organo:
Con il paziente in una posizione appropriata (magari disteso o in ginocchio con il petto appoggiato, per usare la gravità a nostro vantaggio), lavorerei delicatamente sull’addome. Con mani piatte e sensibili, non con le punte delle dita che feriscono, inviterei delicatamente il rene a tornare verso l’alto, verso la sua “amaca” naturale, liberando le tensioni nel peritoneo e nella fascia che lo hanno trascinato giù.
Liberare il Drenaggio:
Mi assicurerei che non ci siano ostacoli nel percorso degli ureteri verso la vescica e che la circolazione venosa sia libera di tornare al cuore.
In Osteopathy Research and Practice (pag. 227-228 nel testo originale), ho sottolineato l’importanza di cercare la causa nella colonna vertebrale inferiore e nelle costole fluttuanti per qualsiasi disturbo renale. Se aggiusti la struttura, la funzione tornerà. Se togli la pressione dai nervi che danno tono ai legamenti e alla fascia renale, il rene avrà la forza di “stare al suo posto”.
Quindi, amico mio, non guardare solo il rene che è sceso. Guarda alla colonna, alle costole, ai nervi che hanno fallito nel loro dovere di tenerlo su. Aggiusta la macchina, dai via libera al sangue e ai nervi, e lascia che il Grande Architetto faccia il resto.

DISCLAIMER: il seguente contenuto ha solo scopo didattico e l’autore non si assume nessuna responsabilità sull’utilizzo di queste informazioni.