La cosa più importante come dice sempre il mio amico Neurochirurgo Edvin Zekaj è non nuocere al paziente, quindi ritengo fondamentale per qualsiasi professionista che si avvicina a un paziente è capire se vi siano controindicazioni al trattamento che siano segnali di allarme per un rimando medico o specialistico.
VALUTAZIONE DIFFERENZIALE
La valutazione differenziale ha come obiettivo quello di effettuare un”accurata e corretta valutazione della disfunzione che si trova di fronte, attenendosi allarilevanza dei segni e sintomi manifestati dal paziente.
La corretta differenziazione di segni e sintomi, una intervista al paziente e un esame obiettivo, permettono di pianificare il trattamento più ottimale.
Il Ragionamento differenziale prevede diversi punti attraverso i quali si possono ottenere le risposte che si cercano.
Il primo di questi è l’intervista con il paziente; esso ricopre un ruolo fondamentale, poiché è il primo contatto che si ha con la persona che richiede le competenze di uno specialista.
Normalmente il colloquio con il paziente avviene attraverso una serie di domande e conseguenti risposte, alle quali il paziente può rispondere in maniera chiusa o aperta.
Le domande a risposta chiusa prevedono una risposta altrettanto chiusa, generalmente un “si” o un “no”; sono domande mirate e che lasciano poco spazio al paziente per descrivere o raccontare.
Le domande a risposta aperta invece sono l’esatto contrario;
L’operatore pone una domanda aspecifica per lasciare spazio al suo interlocutore di descrivere la situazione o la problematica con le proprie impressioni.
Da parte dell’osteopata un utilizzo esclusivo di una o dell’altra tipologia di domande è sconsigliata, poiché una rende la conversazione sterile e rischia di far tralasciare dettagli che non vengono riferiti per mancanza di comunicazione, mentre l’altra permette solo questo, non consentendo all’osteopata di mantenere il punto della situazione facilmente.
Ecco perché si consiglia.. di trovare il giusto equilibrio di domande aperte e chiuse duranteùl’intervista con il paziente.
Le risposte ottenute riescono a inquadrare il paziente sia dal punto di vista del dolore, motivo per il quale si è rivolto allo specialista, sia dal punto di vista quotidiano e dalla storia familiare.
Da questo si può riconoscere se la disfunzione in questione è di competenza del terapista o no, e in tal caso rimanderà allo specialista di riferimento.
Successivamente, se la problematica riscontrata può essere trattata in ambito terapico, si procede all’esame obiettivo.
Esso consiste in una integrazione di test di macro e micro mobilità, uniti a test ortopedici per la valutazione complessiva.
I test sono mirati a escludere o a verificare quanto riscontrato precedentemente, fino ad arrivare ad un’unica causa possibile.
Il tutto è accompagnato da un esame visivo della postura per collegare i ragionamenti che si stanno eseguendo.
Una volta terminato l’esame obiettivo il terapista può stabilire il piano di trattamento ottimale per quel paziente e, in accordo con questo, definire gli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Il fine ultimo della valutazione differenziale non è quello di conoscere e saper diagnosticare ogni genere di condizione di carattere medico, bensì quello di rendere in grado l’operatore di saper differenziare tra pazienti che potrebbero trarre beneficio da un trattamento da quelli che invece necessitano di terapie che non competono la figura del terapista.
