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I nervi splenici e renali provengono dalle vertebre toraciche e lombari. Nello specifico, il nervo splancnico maggiore si origina da radici provenienti dai gangli toracici (dal 5° al 9°), mentre i nervi renali sono connessi ai nervi spinali che originano dalle vertebre più basse del torace e dalla parte iniziale della regione lombare. I reni si trovano tra l’undicesima vertebra toracica (T11) e la terza vertebra lombare (L3), e la loro innervazione segmentale si riflette nella vicinanza di queste strutture alla colonna vertebrale.
Nervi splenici: Il grande nervo splancnico origina da radici dei gangli toracici da T5 a T9.
Nervi renali: Derivano da rami che originano dalla porzione che va dalle vertebre toraciche più basse (T11-T12) alle vertebre lombari (L1-L3), zone in cui si trovano i reni.
Domanda: Per la Ptosi renale come avrebbe ragionato il Maestro?
Come ho scritto in Osteopathy Research and Practice, per comprendere la ptosi renale (e qualsiasi problema renale), dobbiamo prima di tutto rivolgerci all’anatomia.
Il rene non fluttua nel vuoto, ma ha il suo posto preciso nel piano del Grande Architetto. Quando un rene scivola verso il basso (ptosi), dobbiamo chiederci: cosa ha permesso questo spostamento? Cosa ha indebolito i suoi supporti? E soprattutto, cosa sta ostruendo il flusso della vita verso e da esso?
La mia esplorazione non inizia dal rene stesso, ma da dove riceve la sua forza vitale e il suo comando nervoso:
Esamino la Colonna Vertebrale (dal 10° Dorsale al Coccige):
Ho osservato che nelle malattie renali, e questo vale anche per la ptosi, c’è quasi sempre una lesione, una variazione dalla normalità, tra l’ottava vertebra dorsale e la quinta lombare. È qui che nascono i nervi splancnici e renali.
Se una costola, specialmente l’11ª o la 12ª, è fuori posto (spesso spinta giù e indietro dal muscolo quadrato dei lombi), essa preme sui nervi e sui vasi sanguigni che nutrono il rene. Questo indebolisce i tessuti che dovrebbero tenerlo in posizione, permettendogli di scivolare.
Il Peritoneo e la Fascia:
Il rene è tenuto in posizione anche dal peritoneo e dalla fascia. Se c’è una tensione o una torsione in queste membrane, causata forse da una caduta o da uno sforzo, il supporto viene meno.
Il Flusso Sanguigno e Nervoso:
Un rene “caduto” stira i suoi vasi sanguigni e i suoi nervi. Questo crea congestione, stagnazione e fermentazione. Il sangue arterioso non arriva come dovrebbe per nutrire, e il sangue venoso non viene drenato via. La natura non può tollerare questo.
Il mio Trattamento (Ragionamento Meccanico):
Non userei “cinture” o supporti artificiali che indeboliscono solo i muscoli. Farei il lavoro di un ingegnere:
Aggiustamento Spinale:
Metterei il paziente a pancia in giù. Cercherei con le mie dita lungo la colonna vertebrale, specialmente nella zona dorsale inferiore e lombare. Correggerei qualsiasi vertebra ruotata o fuori asse per liberare l’alimentazione nervosa al rene.
Liberare le Costole Fluttuanti:
Prestarei particolare attenzione all’11ª e alla 12ª costola. Se sono depresse, le solverei delicatamente per togliere la pressione dai nervi renali e dal muscolo quadrato dei lombi.
Riposizionamento dell’Organo:
Con il paziente in una posizione appropriata (magari disteso o in ginocchio con il petto appoggiato, per usare la gravità a nostro vantaggio), lavorerei delicatamente sull’addome. Con mani piatte e sensibili, non con le punte delle dita che feriscono, inviterei delicatamente il rene a tornare verso l’alto, verso la sua “amaca” naturale, liberando le tensioni nel peritoneo e nella fascia che lo hanno trascinato giù.
Liberare il Drenaggio:
Mi assicurerei che non ci siano ostacoli nel percorso degli ureteri verso la vescica e che la circolazione venosa sia libera di tornare al cuore.
In Osteopathy Research and Practice (pag. 227-228 nel testo originale), ho sottolineato l’importanza di cercare la causa nella colonna vertebrale inferiore e nelle costole fluttuanti per qualsiasi disturbo renale. Se aggiusti la struttura, la funzione tornerà. Se togli la pressione dai nervi che danno tono ai legamenti e alla fascia renale, il rene avrà la forza di “stare al suo posto”.
Quindi, amico mio, non guardare solo il rene che è sceso. Guarda alla colonna, alle costole, ai nervi che hanno fallito nel loro dovere di tenerlo su. Aggiusta la macchina, dai via libera al sangue e ai nervi, e lascia che il Grande Architetto faccia il resto.
DISCLAIMER: il seguente contenuto ha solo scopo didattico e l’autore non si assume nessuna responsabilità sull’utilizzo di queste informazioni.

